lunedì 3 febbraio 2014

Irresponsabilità (provvisoria)

http://lnx.usminazionale.it/fatti/wp-content/uploads/2013/02/albero-educacoop.jpgL'ennesimo ciclo di letture sulla 'responsabilità'. A quando invece un seminario sull'irresponsabilità? non sarebbe più interessante e anche più attuale? Dall'irresponsabilità individuale di certi comportamenti a quella del Sovrano a quella costitutiva del Capitale finanziario, la letteratura è piena di pagine irresponsabili. Mi vengono in mente i manifesti degli interventisti italiani (1915-18), "Il giocatore" di Dostojevski, Hobbes, Bukowsky... me ne vengono in mente tanti. L'importante sarebbe di scegliere pagine in cui l'irresponsabilità non è giudicata moralisticamente a partire dalla responsabilità ("Siate respinsabili!", il PCI negli anni '70, Alessandro Manzoni...) ma parla in prima persona, rivendicata e spregiudicata. Per esempio: "La distruzione della ragione" di Lukacs fornisce un bel repertorio di autori irresponsabili, ma è dal punto di vista della loro responsabilità nell'affermarsi del fascismo che la loro irresponsabilità è rappresentata.
Invece no. Prendiamo Socrate. Prendimao Derrida. Nel suo libro 'manifesto per un nuovo realismo' Ferraris scrive che una decostruzione senza ricostruzione è irresponsabile. Ma è esattamente quello in cui si esercitava Socrate con i suoi interlocutori: il dialogo aporetico equivale al comportamento irresponsabile di un bambino che smonta un giocattolo per vedere come è fatto e si ritrova con un mucchio di inutili rottami. Sembrava tanto bello, non è rimasto niente. Una decostruzione con ricostruzione è come un salto mortale registrato o cantare in playback, dopo essersi assicurati che l'esecuzione sia andata bene. Ma perché deve andare bene? perché ci deve essere frutto (poros)? non è qui all'opera la metafora onnipresente del fallo-logo-centrismo, la condanna del piacere fine a se stesso? Infatti Platone ha costretto Socrate a fruttare - o fruttificare - gli ha estorto il frutto postumo di una teoria positiva di cui Socrate non si può davvero considerare responsabile. Infatti, per senso di responsabilità (o di colpa) ne ha fatte responsabili figure tra l'immaginario e l'anonimo - Diotima, lo Straniero - innescando un processo perverso di attribuzione a ritroso, la morbosa ricerca del primo, dell'originario. In effetti, del responsabile. 
Ma noi dovremmo sapere quale gioco di specchi, di rimandi e spostamenti è all'origine - barrata - di questa scena. L'Eros irresponsabile di Poros e Penia, la plurisemanticità dell'Eros ermafroditico, l'Eros disordinato di Alcibiade ebbro che proprio nell'ebbrezza dice la verità. La necessità di coprire - come Alcibiade copre col mantello il corpo nudo del maestro - per scoprire. La necessità per la tradizione della scrittura e dell'Eros eterosessuale. Della poiesis. Del mito. Compromessi, vie di mezzo, venire a patti con la morte, patteggiare col non-essere, fare-come-sè si potesse dire la cosa laddove ci sono solo metafore. Tralasciare lo iato incolmabile che separa e separerà sempre Achille dalla tartaruga - che sarà lenta ma è saggia e regge infatti il mondo nuotando nel infinito mare dell'essere. Accontentarsi dell'esistenza con la cattiva coscienza che è un accontentarsi. (E se non lo fosse? abbandonarsi irresponsabilmente all'esistenza fine a se stessa, all contingenza pura? Pagine di Sartre sulla vertigine della libertà.)
Quanta responsabilità in Platone! e quanta irresponsabilità imbrigliata... Nietzsche naturalmente: pagine irresponsabili sul dionisiaco. Manifesti sessantottini sull'immaginazione al potere e la liberazione del desiderio. Pagine di femministe refrattarie alla responsabilità familiare e sociale della donna. "Mio caro padrone" di Paolo Pietrangeli, "Fandango", memorie di disertori di tutte le guerre (Hemingway). La sessualità irresponsabile di "Lolita". L'immaginario dell'LSD e la sua versione più recente: lo 'sballo'. Ma anche le pagine di Marx sull'irresponsabilità anarchica del Capitale, così lontane dalle teorie respnsabilistiche - e rassicuranti - di presunti Governi Mondiali delle Multinazionali... L'antipsichiatria, Artaud, Campana. Affastellando irresponsabilmente.
Non sarebbe stimolante un ciclo di letture e proiezioni così? l'elenco si può allungare a piacere ed è per definizione interminabile - come la psicoanalisi per Freud. E come motto sceglierei le parole di Rumi, scritte come sempre danzando sulla soglia del silenzio: "Al di là del giusto e dell'ingiusto agire c'è un campo: là io ti incontrerò." O "tu mi incontrerai" o "incontriamoci là!"

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